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    27Set

    Fobia scolare: il rientro a scuola e quei mal di pancia sospetti…

    by Silvia Guerra - Psicoterapeuta

    Sta finendo l’estate e l’arrivo dell’autunno porta con sé anche la ripresa scolastica, momento atteso ma anche temuto da molti bambini e ragazzi. Purtroppo un numero fin troppo elevato di bambini che conosco detesta la scuola, per alcuni rappresenta addirittura una sorta di prigione!

    Perché la scuola può fare paura?

    La scuola è un contesto sociale molto importante ma non sempre facile per i bambini, che si trovano a confrontarsi con il gruppo dei coetanei all’interno di alcune regole e aspettative sociali che inevitabilmente possono risultare incomprensibili o frustranti. Allo stesso tempo la scuola è una splendida palestra di vita! Lì il bambino sperimenta, conosce, cresce, lasciando man mano la dimensione protetta della famiglia per esplorare il mondo al di fuori di essa. In questo delicato passaggio evolutivo è di fondamentale importanza il ruolo dell’insegnante in quanto adulto che stimola, incuriosisce, propone nuove idee e nuove attività. L’età scolare si contraddistingue proprio per l’investimento intellettivo e la laboriosità che coinvolge il bambino. Non di rado infatti si possono osservare gruppetti di bambini/ragazzini che parlano tra loro animatamente intenti a pianificare l’attività del pomeriggio, che sia fisicamente insieme o anche virtualmente collegati on line. Se debitamente controllata dall’adulto infatti, anche la vita online (i videogiochi) può rappresentare un momento di condivisione e di relazione tra coetanei.

    Cosa osservare nel bambino?

    Se è normale nei primi giorni il bisogno di avere la mamma vicino, qualche difficoltà nell’addormentamento o un minor appetito, questi segnali devono invece destare dei sospetti se si protraggono nel tempo o se si manifestano improvvisamente nel corso dell’anno scolastico. Per capire se sintomi come nausea, mal di pancia, mal di testa, difficoltà nell’addormentamento o sonno interrotto sono di natura fisica o psicologica bisogna osservare la loro frequenza e ricorsività. In particolare bisogna prestare attenzione ai momenti d’insorgenza nella settimana/giornata (es. se la domenica sera o il lunedì mattina), se compaiono anche quando il bambino è impegnato in attività piacevoli (es. il gioco), se passano con la vicinanza del genitore (es. addormentamento insieme). I sintomi somatici che coinvolgono l’alimentazione o il sonno sono espressione tipica di alcuni stati emotivi quali l’ansia e la paura, e solitamente sono transitori (meno di un mese) andando man mano diradandosi. Diversamente invece, se questi disturbi non passano, è opportuno fare una visita col pediatra di famiglia per valutare lo stato di salute generale.

    Altre volte, purtroppo, questi primi segnali di malessere si trasformano in comportamenti di rifiuto scolastico vero e proprio, dove il bambino inizia ad innervosirsi nel fare i compiti, si fa venire a prendere ripetutamente dai genitori durante l’orario scolastico fino ad opporsi di entrare a scuola la mattina. Queste situazioni che vanno progressivamente aggravandosi, devono essere sottoposte quanto prima ad un consulto psicologico specialistico per evitare che possano cronicizzarsi rischiando di compromettere la frequenza scolastica.

    Come capire dov’è il problema?

    All’interno del contesto scolastico le situazioni scatenanti possono variare molto: dal cambiamento di un insegnante ad un litigio con un compagno fino ad arrivare a situazioni più gravi come atti di bullismo e prevaricazione. Non è sempre facile sapere dai diretti interessati cosa provoca loro ansia e paura, a volte perché troppo piccoli per riuscire a raccontarlo altre volte perché bloccati dalla paura stessa o dal timore di ricevere il rimprovero del genitore se per esempio è successo un litigio a scuola dove anche loro sono stati coinvolti. E’ importante allora parlare con le maestre raccontando cosa si è osservato a casa e capendo se anche loro a scuola hanno notato un atteggiamento diverso nel bambino. Creare e alimentare un dialogo costante e una stretta collaborazione con gli insegnati è un primo elemento protettivo rispetto alle situazioni di disagio scolastico e relazionale.

    Cosa può fare il genitore?

    Innanzitutto non serve rimproverare il bambino: il mal di pancia o gli incubi non sono capricci ma piuttosto espressione di uno stato di stress emotivo. Quel che il genitore può fare è ascoltare e capire. Se il bambino col suo comportamento sta chiedendo maggior tempo con noi per essere rassicurato o per fare con più calma la colazione, vuole dire che ciò gli serve in questo momento per affrontare la piccola battaglia di crescita che è in corso dentro di sè. A volte può aiutare prendersi un momento tranquillo genitore-figlio dove parlare del malessere in corso cercando insieme delle strategie per affrontarlo. Altre volte può essere utile creare col bambino una sorta di “amuleto protettivo”: un oggetto che insieme avete investito di “poteri magici”, dove il genitore abbia lì personificato la propria vicinanza e la propria stima. Questo oggetto potrà essere utile al bambino che, stringendolo, potrà sentire la forza e la sicurezza datagli dal rapporto di fiducia con mamma e papà.

    Pagina del servizio di riferimento

    Se ti interessa questo argomento potresti trovare utile la pagina della Psicoterapia Bambini e Ragazzi.

    Psicoterapia
    20Set

    La psicomotricità ai tempi del Covid-19: ecco perché può aiutare i bambini ad affrontare questo momento storico.

    by Silvia Sorzato - Neuropsicomotricista

    Quello appena trascorso, è stato un anno e mezzo caratterizzato un po’ per tutti da incertezze e preoccupazioni, variazioni nello stile di vita, che spesso hanno portato a rinunce e hanno richiesto significativi adattamenti.

    Ciò non ha coinvolto solo noi adulti, ma anche i bambini, che hanno dovuto affrontare periodi di isolamento, cambiamenti delle proprie routine, allontanamento dai pari e dall’ambiente scolastico, interruzione delle attività sportive, ecc. Oltretutto, nonostante l’impegno dei genitori per alleggerire la situazione, non sempre risulta semplice nella testa di un bambino comprendere perché avviene tutto ciò (non è semplice nemmeno per noi adulti, figuriamoci per i più piccoli!) e ciò aumenta il carico di ansia nel trovarsi di fronte all’ignoto, senza riuscire ad avere delle risposte chiare e la certezza di ciò che accadrà.

    La pratica psicomotoria, proprio per le caratteristiche che la contraddistinguono, si rivela uno strumento efficace per accompagnare i bambini in questo periodo particolare e spesso complicato.

    Innanzitutto durante gli incontri di psicomotricità i bambini hanno la possibilità di correre, saltare, fare capriole, sperimentare le proprie possibilità motorie a 360°. Sicuramente durante gli ultimi mesi, a causa delle restrizioni descritte in precedenza, si sono ridotte le possibilità di movimento per i bambini, con grande impatto sul loro sviluppo. Attraverso il movimento i bambini infatti scoprono sé stessi, le proprie capacità e i propri limiti, imparano a conoscere lo spazio che li circonda, fatto di alto-basso, vicino-lontano, dentro-fuori.

    In secondo luogo, la pratica psicomotoria pone molta attenzione agli aspetti relazionali. Attraverso il gioco ed il movimento il bambino impara a confrontarsi con i pari, ad ascoltare, condividere, scontrarsi e risolvere i conflitti, affermare sé stesso ed accogliere l’altro. Sono competenze che i bambini apprendono sicuramente dai genitori nelle prime fasi di vita, ma che poi sviluppano e fanno proprie sperimentandole sul campo, vivendo il tempo di gioco libero tra bambini, provando sulla propria pelle fallimenti e conquiste. In un periodo in cui le relazioni interpersonali sono ristrette al minimo ecco che avere la possibilità di fare esperienza in un contesto che mette al centro proprio la persona è sicuramente un’esperienza arricchente per i bambini.

    Infine l’importanza data alle emozioni. All’interno del contesto psicomotorio, il bambino ha la possibilità di esprimere i propri vissuti, mettere in gioco le proprie paure, affrontare i suoi fantasmi, in un contesto protetto, in cui il terapista, attraverso il gioco, lo guida nel vivere queste sensazioni, comprenderle e affrontarle al meglio. Non sempre i bambini hanno la capacità di esprimere verbalmente ciò che provano, ma spesso lo esternano nei loro giochi, attraverso l’invenzione di mostri o creature particolarmente spaventose o attraverso dinamiche di aggressività, che nascono un’insicurezza di base. Vivendo queste situazioni all’interno del gioco, con la guida del terapista, il bambino impara gradualmente a fare ordine anche dentro di sé.

    Presso lo studio “Le Metamorfosi”, svolgiamo le attività nel pieno rispetto delle normative vigenti e adottando tutte le misure di sicurezza necessarie alla situazione, in modo che i bambini possano vivere un’esperienza di crescita in totale sicurezza.

    Pagina del servizio di riferimento

    Se ti interessa questo argomento potresti trovare utile la pagina della Psicomotricità in piccolo gruppo.

    Clicca qui per maggiori informazioni.

    6Set

    Riflessologia plantare? Non un semplice massaggio del piede!

    by Elga Spigato - Operatrice Olistica

    Negli ultimi anni si sta diffondendo anche in Italia la pratica della riflessologia plantare, spesso però viene confusa con altre tecniche di massaggio o considerata una “semplice” manipolazione del piede eseguita da un qualsiasi operatore.

    Voglio quindi fare un pò di chiarezza, sia in merito a quale sia la figura specializzata ed esperta a cui affidarsi per approcciare questo tipo di trattamento, sia rispetto a quali sono le sue origini storiche ed i benefici che apporta.

    Ho dedicato una pagina di approfondimento a questo servizio per condividere con voi la filosofia alla base della “riflesso-logia”, descrivervi come avviene la valutazione ed inquadramento riflessologico (per stabilire gli obiettivi e le modalità trattamento), riassumervi i principali benefici e miglioramenti che ognuno di voi può ottenere grazie a questa tecnica di stimolazione.

    Adulti, bambini, anziani, sedentari, sportivi, tutti possono giovare di una o più sedute di riflessologia plantare…provare per credere!

    Visitate quindi la pagina dedicata al servizio e contattate lo Studio per fissare il vostro primo appuntamento!

    Clicca qui per la pagina della riflessologia plantare

    Riflessologia Plantare
    https://www.studiolemetamorfosi.it/servizi/riflessologia-plantare-lonigo-vicenza/
    22Mar

    Siete pronti per la prima??

    by Letizia Cocco - Logopedista

    In un precedente approfondimento Silvia (neuropsicomotricista) vi aveva illustrato quali sono i prerequisiti psicomotori che in bambino dovrebbe aver sviluppato prima dell’ingresso alla scuola primaria; oggi invece mi piacerebbe parlarvi più nello specifico di alcune abilità cognitive e linguistiche alla base dei meccanismi di letto-scrittura.  

    Forse non tutti sanno che già a partire dalla scuola dell’infanzia (in particolar modo nell’ultimo anno) iniziano a consolidarsi tutta una serie di competenze, che altro non sono che le fondamenta sulle quali si struttureranno poi gli apprendimenti scolastici futuri.

    MA QUALI SONO QUESTI PREREQUISITI? 

    • MEMORIA FONOLOGICA A BREVE TERMINE

    La capacità di mantenere in memoria informazioni di natura verbale per un breve periodo di tempo, necessario ad eseguire un dato compito. 

    • DISCRIMINAZIONE VISIVA E UDITIVA

    Nel primo caso si intende la capacità di riconoscere un segno grafico da un altro in base al suo orientamento e alla sua forma. La discriminazione uditiva riguarda invece la capacità di distinguere i diversi suoni linguistici anche da suoni molto simili tra loro 

    FOTO/VOTO; CANE/CANE; MUCCA/ZUCCA 

    UGUALI O DIVERSI?

    • DENOMINAZIONE AUTOMATICA RAPIDA

    La capacità di denominare nel minor tempo possibile una serie di stimoli (immagini, oggetti, numeri o lettere) secondo i corretti schemi di lettura (dall’alto in basso e da sinistra a destra)

    • CONSAPEVOLEZZA FONOLOGICA

    Tutte quelle competenze che permettono al bambino di riflettere e manipolare mentalmente i suoni e la struttura delle parole. Queste abilità prendono il nome di abilità metafonologiche e si dividono in:

    • metafonologia globale: Intorno ai 4-5 anni i bambini iniziano a capire che le parole sono formate da piccoli pezzi chiamati SILLABE ed iniziano a padroneggiare le seguenti abilità:
      • fusione sillabica (se dico CA-NE che parola ho detto?)
      • segmentazione sillabica (MELA -> ME-LA 
      • identificazione di sillaba iniziale e finale (quali sono le parole che iniziano come CANE? ROSA, SALE O CAVALLO)
      • riconoscimento e produzione di rime (con che parole fa rima TANA)
    • metafonologia analitica: intorno ai 6-7 anni comprendono che le sillabe e le parole possono essere divise in ulteriori pezzettini più piccoli (in singoli suoni appunto). le abilità analitiche possono essere distinte in: 
      • sintesi fonemica (P-A-N-E che parola ho detto?)
      • segmentazione fonemica (MANO -> M-A-N-O)
      • riconoscimento suono iniziale (con cosa inizia la parola FATA
      • capacità d togliere. Aggiungere o sostituire un suono di una parola per trasformarla in una parola diversa (ES: “CANE” se sostituisco il suono CA con PA che parola ottengo?)  
    • ABILITA’ LINGUISTICHE:

    Prima dell’accesso alle scuole primarie il bambino dovrebbe essere in grado non solo di articolare correttamente e nella giusta sequenza i vari suoni della lingua italiana, ma possedere anche un adeguato repertorio lessicale e un’adeguata comprensione morfosintattica.  

    IN CHE SITUAZIONI SAREBBE UTILE UN APPROFONDIMENTO DEI PREREQUISITI DELLA LETTURA E SCRITTURA?

    Sarebbe utile rivolgersi ad un professionista per un eventuale approfondimento dei prerequisiti scolastici nel caso di bambini che:

    1. Intorno ai 4- 5 anni non hanno ancora consolidato un buon linguaggio, con il persistere di difetti di pronuncia
    2. Non riescono ad esprimere un concetto, raccontare un episodio vissuto o una breve storia in sequenza
    3. entro l’ultimo anno della scuola dell’infanzia presentano difficoltà nell’acquisizione di uno o più dei prerequisiti sopra descritti
    4. nel corso del primo anno della scuola primaria manifestano una certa difficoltà ed una certa fatica nell’avvio della lettura e della scrittura

    Un’indagine preventiva tramite prove apposite permette di individuare quei bambini a rischio di insuccesso scolastico ed offrire interventi precoci, volti a mettere il bambino delle condizioni di acquisire le competenze ancora deficitarie e ridurre il rischio di sviluppare un disturbo di apprendimento! 

    Pagina del servizio di riferimento

    Se ti interessa questo argomento potresti trovare utile la pagina della Logopedia Bambini e Ragazzi.

    Lonigo
    1Mar

    Mio figlio non cammina!!!

    by Letizia Gazzetto - Fisioterapista

    Il movimento del bambino è fondamentale per interagire con l’ambiente esterno, per conoscere ed apprendere.

    L’acquisizione delle diverse abilità motorie appartiene ad un percorso personale e di interazione con l’ambiente circostante. Passo dopo passo ogni bambino impara a camminare! Spesso ci si chiede se è troppo tardi: vediamo allora di spiegare alcune tappe fondamentali dello sviluppo motorio del bambino fino al cammino autonomo, integrando alcune tappe con opportuni suggerimenti per stimolarle correttamente.

    TRE MESI 

    CONTROLLO DEL CAPO DA SUPINO

    Il bimbo in questo periodo ruota il capo di 180° quando viene stimolato a seguire il viso della mamma oppure l’oggetto proposto.

    Quando da sdraiato viene messo seduto si può osservare che il capo non cade all’indietro ma segue il tronco.

    Quando si trova prono il bimbo è capace di appoggiarsi sui gomiti, sollevare il capo e ruotarlo man mano fino a 180°.

    La libertà di muovere il capo rende capace il bambino di cercare ciò che più gli piace (ad es. il viso della mamma) ed inizia ad esplorare lo spazio attorno a sé.

    PORTARE LE MANI ALLA BOCCA

    Mettendo le mani in bocca il bimbo supera gli atteggiamenti asimmetrici (come i famosi “riflessi”) molto frequenti nei primi 2 mesi di vita, succhiare le dita gli dà piacere ed inizia a conoscere una parte del proprio corpo.

    ALCUNI SUGGERIMENTI… 
    • Possiamo modificare spesso le posture del bambino quando è sveglio: pancia sotto, supino, sul fianco.
    • Lasciamo che durante il bagnetto sgambetti libero
    • Se piange cerchiamo di adattarlo gradualmente soprattutto alle nuove situazioni (es. bagnetto)
    • Durante il cambio stimoliamo il bimbo in modo che ruoti il capo, magari cercando di agganciare il suo sguardo
    • Parliamogli sempre! Il neonato infatti riceve stimoli visivi, uditivi e sensitivi: imparerà a distinguerli in seguito.

    SEI MESI 

    • I bambini iniziano a rotolare entro i sei mesi di vita: da supino a prono su una superficie rigida (sul letto infatti sono facilitati)

                E’ il primo spostamento autonomo! Solitamente per avvicinarsi ad un oggetto che più gli      piace.

    • Tra il 4°e 5° mese il bambino prende oggetti leggeri e semplici da tenere. Prima del 4° mese la presa è più riferibile ad un riflesso (attività non volontaria): gradualmente esso cede il passo alla volontarietà.

                Altra tappa fondamentale che permette a nostro figlio di arricchire le proprie conoscenze attraverso una prima manipolazione e succhio.

    • In questa fase il bambino porta i piedi in bocca: i movimenti sono più sciolti e gli permettono di conoscere altre parti del proprio corpo.
    ALCUNI SUGGERIMENTI…
    • Lasciamo il più possibile giocare il bimbo sul tappeto a terra, con giochi facili da manipolare, non sempre a portata di mano.
    • Se prono facilmente userà una mano per giocare ed una d’appoggio. Inizierà a spostarsi per prendere i giochi lontani. Nella culla da solo tutto ciò sarà difficile.
     LE PRESE UTILIZZATE 

    La presa che utilizzerà in questo periodo sarà di tipo palmare semplice: utilizzerà cioè il medio, l’anulare il mignolo ed il palmo.

    NOVE MESI 

    • Tra il 7° e l’8° mese il bimbo impara a stare seduto e soprattutto a mettersi seduto da solo. Sa stare seduto anche se non si mette seduto da solo ma se cade piange e non sa trovare una soluzione per risolvere la caduta. Se il bimbo sa già rotolare imparerà ben presto a raggiungere da solo la posizione seduta. Solo quando raggiunge la posizione seduta “stabile” riesce ad afferrare degli oggetti.
    • Durante questo trimestre il bambino imparerà a spostarsi in modo diverso dal rotolo: es. strisciando a terra, gattonando, spostandosi da seduto. Non ha importanza come, ma è importante che trovi il modo di muoversi il più velocemente possibile per raggiungere i propri obiettivi e distanze sempre più lunghe.
    SUGGERIMENTO…

    In questa fase è importante lasciare che il bambino si muova sul tappeto.

    DODICI MESI 

    Solitamente a questa età il bambino sta in piedi, si sposta attaccandosi ai mobili, a volte raggiunge il cammino autonomo.

    Se il bambino ha trovato delle soluzioni per spostarsi velocemente non è necessario che cammini, piuttosto che si muova con una finalità ad es. arrivare ad un gioco di suo interesse.

    Importante che quando cade  sappia trovare una soluzione per alzarsi da solo. Questo gli consente una sicurezza maggiore nello spostarsi.

    I primi passi sono piuttosto goffi ed incerti: la base d’appoggio allargata ed i movimenti pendolari scoordinati, tronco proteso in avanti e addome prominente.

    Solamente un paio di mesi dopo le braccia si abbasseranno lungo i fianchi arrivando al bacino.In questo periodo si osserva un miglioramento della coordinazione oculo manuale: compare la pinza superiore, ovvero l’impiego dell’opposizione pollice-indice e della prensione fine con la capacità di afferrare piccoli oggetti.

    Per ogni dubbio, richiesta o necessità contattateci!

    Siamo a disposizione per conoscere i vostri bambini ed eventualmente iniziare un percorso di fisioterapia volto a migliorare lo sviluppo motorio e psicomotorio dei vostri bimbi!

    Pagina del servizio di riferimento

    Se ti interessa questo argomento potresti trovare utile la pagina della Fisioterapia Bambini e Ragazzi.

    Fisioterapia
    15Feb

    Il pianto del neonato

    by Irene Volpato - Ostetrica

    Quante volte ci capita o ci è capitato di essere stati messi a dura prova dal pianto del nostro bimbo.

    Alla disperata ricerca del motivo per cui improvvisamente si è scatenata in lui questa reazione abbiamo probabilmente iniziato a muoverci in modo veloce e disorganizzato per cercare di rispondere in modi differenti a quello che abbiamo ipotizzato potesse essere il motivo del pianto, andando ad alimentare un crescendo di ansia ed agitazione anche in noi. 

    Dopo le prime settimane di vita in cui sembra tutto scorra liscio, spesso accade che arrivi un momento, che solitamente coincide con le prime ore serali, in cui il neonato inizia a piangere senza un apparente motivo e non si addormenta stremato fino ad un’ora non ben identificata della sera (quando ci va male anche notte). Poi, dorme sereno fino al mattino quando si sveglia e riprende i suoi sorrisi e gorgoglii come se nulla fosse accaduto. A volte capita che ciò si presenti in maniera cadenzata ogni giorno allo scoccare dell’ora X e tu, mamma, inizi già dalle prime ore del pomeriggio a fare il conto alla rovescia per vedere quanto tempo ti separa da quel momento. 

    È allora che inizia il lungo elenco dei motivi che chi ti sta attorno attribuisce a quei momenti di pianto:

    “Il tuo latte non è sufficiente o è poco sostanzioso” o “La produzione di latte cala la sera” ti dicono (chissà perché il nostro corpo è stato in grado di far crescere per nove mesi un bimbo, di partorirlo ma viene spesso messa in dubbio la sua capacità di alimentarlo come se madre natura non avesse pensato a tutto in maniera scrupolosa; certo, ci sono casi in cui una mamma può avere una scarsa produzione ma non sono molti e sono legati a particolari condizioni di salute). Spesso accade che in queste situazioni inizino ad essere introdotti nuovi alimenti o bevande come camomilla e latte artificiale ma nonostante ciò il bimbo non smette di piangere, a volte piange addirittura di più. 

    “La mamma è stressata e quindi stressa anche il bimbo” lo stato materno influenza il comportamento del proprio bimbo ma, se vediamo una mamma stanca anziché additarla, aiutiamola concretamente!

    “Ha le coliche” o altre frasi che molto spesso lasciano intendere alla mamma che quasi sicuramente sta facendo qualcosa di sbagliato.

    Cosa fare allora per affrontare al meglio questi momenti?

    Assicurati che il tuo bimbo stia crescendo adeguatamente: controlla che bagni almeno 6 pannolini di pipì e ne sporchi almeno 1 di cacca al giorno. Se ciò non accade il motivo potrebbe essere legato alla gestione delle poppate o ad un attacco superficiale del bimbo al seno che non gli permette di assumere una buona quantità di latte; in questi casi chiedi aiuto ad un professionista che si occupi di allattamento, migliorare l’attacco al seno può cambiare il comportamento del bimbo.

    Non forzare il bambino al seno se ti pare che in questi momenti non lo desideri, la poppata dev’essere associata ad un’esperienza piacevole.

    Assicurati che il pannolino non sia sporco o che il bimbo non sia vestito troppo o troppo poco.

    E dopo aver escluso tutto ciò: che si può fare ancora per affrontare le crisi di pianto?

    • Regalati durante la giornata dei momenti pelle a pelle col tuo bimbo o di massaggio 
    • Abbassa gli stimoli visivi e uditivi (rumori forti, tv accesa…)
    • Dormi assieme al tuo bimbo o portalo in fascia
    • Chiedi a qualcuno della famiglia (papà o nonni) di darti il cambio a tenere il bimbo nelle ore critiche in modo da poterti concedere una pausa (magari una doccia calda)
    • Ascolta dei rumori bianchi o canta una canzone dolce magari che ti ricordi la tua infanzia o che ti faccia rivivere momenti positivi
    • Tieni il tuo bimbo vicino a te, saprà che il suo pianto e quindi i suoi bisogni vengono accolti e non ignorati

    Insomma, tutto ciò che favorisce il rilassamento di mamma e bimbo è di grande beneficio.

    E poi ricorda, il pianto è in primis una modalità di comunicazione, esprime un disagio ma non sempre alla sua origine c’è un ben preciso bisogno. Pensiamo a noi adulti: riusciamo sempre a dare un nome a ciò che proviamo e soprattutto a chiedere con precisione ciò di cui abbiamo bisogno per risolvere il problema?

    Piangere è anche un modo di scaricare le tensioni di vario tipo, dopo averlo fatto a volte ci sentiamo più leggeri e sollevati. Ognuno di noi fin dalla vita intrauterina ha un proprio temperamento: c’è chi si sfoga piangendo, chi urlando, chi ancora chiudendosi in sè stesso; impareremo a conoscere giorno dopo giorno il carattere del nostro bimbo.

    Prendiamo allora spunto da Tristezza che, nel meraviglioso film “Inside out”, non cerca di scacciare via le emozioni di Bing Bong ma le accoglie, abbracciandolo e rimanendo lì con lui.

    “Ma come ci sei riuscita?” chiede Gioia

    “Era triste e l’ho ascoltato!” risponde Tristezza 

    Durante i nostri corsi rivolti alle mamme nel dopo parto avrete la possibilità di ritagliarvi del tempo per voi e per il vostro bimbo, muovendovi, coccolandovi e anche confrontandovi con altre mamme o con l’ostetrica condividendo momenti felici ma anche cercando assieme di capire come affrontare quelli un po’ più difficili del percorso della maternità.

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    Se ti interessa questo argomento potresti trovare utili le pagine della Ginnastica post-parto mamma-bambino

    Ginnastica post-parto mamma-bambino

    e dei Corsi di Massaggio Infantile.

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